Famiglia Zoppi

Guido: “Tutto ha inizio nel mese di giugno 2014, quando in quel di Mazzabò, per pura coincidenza incontro un carissimo amico.

Da quell’incontro sarà per entrambi un susseguirsi di circostanze e coincidenze che toccheranno il profondo del nostro cuore.

Circa un anno dopo, a Nucetto Villa, davanti a una pizza appena sfornata, Davide Colombo mi dice: “il tempo di questa pizza per rispondermi se a dicembre mi accompagnerai in un viaggio nella mia Africa”.

La risposta la potete immaginare.

Ho fatto questo inciso per me stesso. Per non dimenticare come, a volte, la nostra vita può cambiare il suo corso in circostanze che in nessun modo siamo in grado di controllare.

Ho fatto tante  esperienze all’estero nel corso della mia vita, ma ho sempre detto in modo categorico “no” all’Africa.

Poi, come per magia, quando avrei potuto pensare che le mie esperienze in terra straniera fossero terminate, eccomi proprio là, là dove non avrei mai pensato di ritrovarmi.

Che dire, in uno dei posti peggiori del mondo, dove apparentemente non vedi che il nulla, dove tutto si è fermato ad un tempo indefinibile, dove tutto è coperto da un silenzio assordante, dove lo sporco e la polvere sono inglobati nell’esistenza di tutto e di tutti, dove tutto è buio e silenzioso, proprio lì ho scoperto un cuore pulsante che non esiste in nessun altro luogo della terra.

Non sempre Dio sceglie i posti migliori, ma ha scelto proprio loro per nascondere i suoi doni più ricchi e le sue ricchezze più preziose e l’ha fatto in un modo così perfetto che se non ricevi un passaporto speciale non avrai mai modo di scoprirle.

Arrivato a questo punto personalmente non mi resta che dire grazie.

Grazie Signore; grazie Davide; grazie Federico; grazie Giovanna, grazie Mauro; grazie Michele; grazie Assoumanou; grazie Ale, compagna di vita, compagna di tutto, compagna di sempre; grazie Ghighi e Andre, perché nella polvere avete deciso di starci voi per tutti noi.

E a tutti noi dico: sempre avanti e sempre più ricchi e che questa nostra Africa sia sempre nei nostri cuori.”

Dodo: “L’arrivo al Centro è forse uno dei miei ricordi più nitidi: essere letteralmente assalito da trenta bambini che ti saltano addosso chiamandoti “Papà”, in effetti, non è una cosa che si scorda facilmente, ma l’energia e l’amore che quei bimbi riescono a trasmetterti sono impossibili da spiegare.

Ciò che invece posso provare a spiegare è il motivo per il quale quei bimbi sono così felici, perché sapete, fare un’esperienza di questo tipo ti insegna ad apprezzare le merveilleux que nous enveloppe et nous abreuve ma ti permette anche di capire che dietro a quei sorrisi contagiosi e quegli occhi penetranti c’è qualcuno che ha messo in gioco la propria vita e che con passione ha lavorato affinché quella serenità potesse esistere.

Il Centro per me rappresenta la speranza, l’ultima ancora che abbiamo in questo mondo in tempesta che tutto ci insegna tranne che dei valori. Credere nel Centro significa credere in un bene che ancora esiste e che, per quanto ci riguarda, è rappresentato dai nostri bambini e dal loro futuro.”