Comunità di Gorra

“Un giorno, tra i tanti che viviamo, due apicoltori che fino ad allora non si conoscevano si incontrano, diremmo per caso, ma caso non lo è, ed è dal loro parlarsi che nasce il progetto in Benin.

Non è a casaccio infatti che le api volano di fiore in fiore, e l’apicoltore chiamato ad amarle diventa bravo quanto più entra in simbiosi con quel loro volare. In un’intesa con l’alveare, con la natura e con il resto dell’umanità.

Si va dove si è chiamati.

Proverbiale è la laboriosità delle api che, se le condizioni lo permettono producono molto più miele del loro stretto fabbisogno; così da essercene anche per noi.
Ma che, in caso contrario, come ben può notare l’apicoltore attento, sono pronte
a immolarsi pur di salvare la famiglia.

Tutto nell’equilibrio della Vita, che da’ Vita a tutto e a tutti, nello spazio della provvidenza e nella percezione del mistero.

Quando Padre Natalino giunse a Gorra, delle tante cose che conosceva, di questo era ancora più certo: tutto è vita e tutto riprende vita se c’è dono; dono incondizionato di sé.

Quel suo donarsi dato fino alla fine, ha permesso ancora una volta di ricucire la terra con il cielo, di ricolmare alcuni vuoti che la storia fatta di nostre storie produce,
riproponendo a quel po’ di umanità lo stile che lui chiamava di fraternità.

Così abbiamo cambiato rotta, come ha cambiato rotta chiunque abbia anche solo provato ad ascoltarlo.

Raccontare le meraviglie di questi quarant’anni sarebbe lungo, così come le sue prove e sue le ferite.
È possibile però raccontare lo sguardo, la visione negli occhi di chi vive in fraternità, di chi non guarda più alle sue cose come fossero le sue, alla sua famiglia come se fosse la sua famiglia, di chi guarda al suo lavoro quasi come se non lavorasse, di chi compera e vende come se non comprasse e vendesse, di chi impara a guardare il bello del mondo con la sua sofferenza, in modo famigliare, in modo da sentire tutto suo e non sentirsi padrone di niente.

Da quel giorno, da quell’incontro tra quei due apicoltori, trenta e più bambini hanno trovato casa e protezione.
Anche Paola e Andrea, in quella stessa casa hanno trovato la loro casa e così l’orientamento al proprio bisogno di vivere. Grazie a loro e con loro, la Comunità di Gorra vive questo bel progetto che ancora una volta la Provvidenza ha offerto.

Proprio quando pensi di donare qualcosa, ti accorgi di ricevere molto di più.”

Michele: “Io sono andato a Djougou per la prima volta nel 2017, appena finito il primo modulo, quando ciò che è il Centro oggi era un sogno.

Quello che mi ha conquistato è stata l’ aria di “casa” che si respira e il senso di appartenenza che ti trasmettono i bimbi.

Ogni volta è come tornare in famiglia.

Ormai io credo nel mal d’Africa ma è dovuto agli africani non al posto in sè.”